In salotto con Walter Chiesa, quando la poesia diventa urgenza vi presentiamo Samhain

Ciao Walter grazie per aver accettato l’invito nel mio salotto virtuale. 
raccontaci un po' di te, di dove sei, cosa fai nella vita? 

Ciao e grazie a te. Mi mantengo vivo, come cantava Guccini, in zone campestri della provincia di Milano, con la benedizione di un piccolo bosco vicino casa. Per anni ho scritto articoli culturali e di cronaca, ho suonato in orchestre da ballo, poi folk e blues da solista. Ho un ventennio di insegnamento musicale sulle spalle, ho scritto brani strumentali e canzoni, molte poesie e molti racconti. Oltre a ciò mi tocca riscuotere anche un vero stipendio, che possa supportare pranzo e cena. Ma questa è la parte meno interessante e sorvolo.   

Cosa è per te la scrittura e nello specifico cosa è per te la poesia? Hai degli scrittori cult e altri invece che proprio non digerisci? 

La scrittura è urgenza espressiva, per come la vedo, alla quale segue la cesellatura, il lavoro artigianale che serve a rifinire. Da lettore non sono interessato a testi che definisco “industriali”, concepiti a tavolino e fatti in serie: preferisco opere magari imperfette ma sincere a congegni perfettamente oliati e prevedibili. Che purtroppo vanno per la maggiore. 
Anche come autore tento di percorrere le strade meno battute. Chiedo disponibilità di sguardo, ma la verità è che c’è sempre meno attitudine ad adottare una prospettiva larga. Eppure non è faticoso, è soltanto entusiasmante. Non si tratta di sforzarsi, ma di abbandonarsi al testo, di sprofondare nella pagina. Questo, occorre.   
Volendo nominare qualche scrittore, mal sopporto le pagine di Wilbur Smith, Ken Follett, Dan Brown e via dicendo, mentre stravedo per autori fra loro molto diversi ma che percepisco sinceri nei propositi, oltre che maestri della narrazione: Borges, William Burroughs, Anna Kavan, Poe, Irene Nemirowsky, Erskine Caldwell, e in Italia Edgardo Franzosini, Paola Capriolo, Mario Brelich, Leonardo Sciascia, Moravia, Buzzati, Silone e altri ancora. Sono autori che fanno girare la testa, che danno vertigine. Non è facile rintracciare un filo conduttore fra questi nomi, forse, ma in realtà c’è: è una questione di autenticità e nonconformismo. Sono voci che non hanno avuto paura di somigliare a sé stesse.    
Per quanto riguarda la poesia, la ritengo qualcosa che attiene al nucleo dell’esistenza. E’ tanto reale ed essenziale quanto misteriosa e inafferrabile, ed è proprio in questo apparente paradosso che risiede il suo segreto. La poesia è un mistero, ma non è invenzione: è quintessenza. 
Di certo, possiamo dirlo, non si tratta di andare a capo ogni due parole per simulare pathos, né di buttare sulla carta qualsiasi pensierino consolatorio o spargere luoghi comuni a piene mani. Di banalità ce n’è fin troppa, ovunque. La poesia è qualcosa di più e di diverso. Salviamola dall’ovvietà, se possibile. 

Hai un luogo dove scrivi, hai dei rituali? 

Potrei scrivere ovunque, ma per ragioni pratiche scrivo spesso in una stanza privata che mi garantisce solitudine. E il mio antro letterario. 

Cosa ti ha spinto a scrivere questa silloge? 

La poesia non accetta di essere convocata, decide lei stessa quando palesarsi. Si aggira come un demone in cerca di un corpo da abitare, e dunque se non si è in grado di creare spazio dentro di sé non la si può ricevere. 
Semplicemente mi sono reso conto, a un certo punto, di disporre di parecchio materiale poetico e ho cominciato a cullare l’idea di una silloge. Osservando in successione i testi ho avuto conferma di ciò che già sapevo: la ricorrenza di determinate atmosfere e di un tono peculiare, il che ha permesso al testo di non ridursi a una semplice carrellata di versi sparsi. Si tratta di un vero libro, dotato di un centro e di diramazioni. 

Quali sono i temi principali? 

Più che di temi in senso stretto parlerei di atmosfere. Alla poesia si addice l’evocazione, più che la spiegazione. Si tratta di liriche intrise di ombra e di luce, ricorrono elementi naturali, animali, leggende, antichi rituali. C’è una vena metafisica e un tono “fuori dal tempo” in ogni pagina, ma allo stesso tempo sono versi carichi, viscerali. Urgenti, come si diceva. 

Raccontaci del particolare titolo 

Samhain è la denominazione di un’antica celebrazione celtica e pagana, l’antenata dell’odierno Halloween che ne rappresenta la trasfigurazione contemporanea, inevitabilmente impoverita. E’ innanzitutto il titolo di una delle poesie incluse nel testo, e mi è sembrato un titolo fortemente caratterizzante anche per il libro. C’è effettivamente una sensibilità che definirei pagana, in queste pagine.     

Parliamo della copertina, come nasce? 

Non è opera mia ma di Luca Pegoraro, editor di Nonsolopoesie, e la trovo bellissima e potente. Io disegno come un ubriaco, avrei prodotto uno sgorbio. Luca, che tra l’altro è nato proprio nella data che corrisponde ad Halloween / Samhain, ha saputo catturare lo spirito del libro o quantomeno una sua parte, dato che occorre scegliere cosa rappresentare. Era indeciso tra due differenti immagini, e quando me le ha mostrate ho compreso le sue perplessità: erano entrambe meravigliose. Sono contento del suo lavoro e di aver incrociato l’editore Nonsolopoesie sulla mia strada. 

Tua città preferita e perché? 

Ho nel cuore Praga, una città alchemica che custodisce segreti e nella quale perfino io riesco a muovermi senza perdermi. Ma alle città preferisco in realtà gli ambienti naturali. Tra un edificio di prestigio e una selva, scelgo quest’ultima. Nella speranza di scorgere, prima o poi, la casa della strega e introdurmici di nascosto. 

Hai scritto testi in prosa, ti va di parlarne?
 
“La notte e suoi abitanti”, pubblicato nel dicembre 2022, è una raccolta di racconti in forma di monologo. E’ un libro che sembra sussurrato, pare sorgere da un sogno. Si tratta di narrativa fantastica, ma anche in quel caso più che le trame contano le atmosfere, l’evocazione, e dunque condivide con la poesia la medesima intenzione di fondo. Questo può rappresentare un ostacolo per alcuni lettori e un motivo di soddisfazione per altri, con tutte le sfumature del caso. 
Il libro “Dei Mondi riflessi”, pubblicato nel 2023, è diviso in due parti. La seconda include altri racconti notturni, mentre la prima consiste in una sorta di trattato poetico sulle bolle di sapone, un’indagine fantasiosa su queste “creature” eteree, immaginate come esseri angelici dotati di coscienza. Il tono è ispirato ai trattati più estrosi del diciottesimo secolo, tanto improbabili quanto affascinanti. Può forse sembrare un’idea sciocca, e in effetti il libro ha suscitato poco interesse, ma io lo difendo a spada tratta. Occorre saperne cogliere la poetica e la sottile ironia. Purtroppo con un autore poco noto, come il sottoscritto, difficilmente si dimostra tanta disponibilità, ma sono certo che se fosse stato pubblicato da un nome “in maiuscolo” oggi ne leggeremmo le lodi da più parti. Non lo dicco per vantarmi, ma ne sono sicuro. Saremmo qui a discutere dell’insospettabile sensibilità del narratore Valentino Rossi, o non so chi altro. E tutti a volerne capire qualcosa, di questa idea cosi originale.    

Preferisci prosa o poesia, la tua lirica preferita

I due ambiti sono vasi comunicanti, nel mio caso. Non traccio una linea di confine netta e non ho preferenze. Ma come dicevo, la prosa può essere convocata, mentre la poesia è colei che convoca. E’ il canto della sirena. Se la prosa è un cane fedele, felice di accoglierti in qualsiasi momento. la poesia è un gatto, che appare e scompare all’improvviso. Ti sceglie, ti reclama di tanto in tanto, ma non dipende da te. E’ una creatura misteriosa.      
Di liriche preferite ne ho molte e nessuna. Ne ho amate tantissime, ma quel che conservo dentro di me non è la memoria di certi versi, piuttosto la sensazione che ne ho ricavato. L’atmosfera che ho respirato, ancora una volta. Le leggo e ne interiorizzo la struttura e il carattere. Detto questo, ho un particolare debito di riconoscenza nei confronti di Villon, un noto poeta del tardo medioevo. La lettura delle sue ballate ha fatto scattare un interruttore, dentro di me. Mi ha spinto a intraprendere sentieri che hanno segnato un punto di svolta nel mio percorso. 

Quale tua opera consiglieresti per iniziare a conoscerti? 

Sicuramente quest’ultimo testo, Samhain. Credo che si presti ad accontentare le esigenze di più palati, pur trattandosi di liriche, e tra i miei libri è il più direttamente leggibile nelle sue intenzioni di fondo. Non dico migliore degli altri, io li amo tutti, ma il meno equivocabile. Inoltre Samhain potrebbe traghettare verso la poesia anche persone che non sono abituate a leggerne. E questo senza furbizie, senza conformismo. 

Quale opera consiglieresti non tua?  

Se non avete voglia di leggere le mie poesie, leggete quelle di Ilaria Biondi. 

Tuoi prossimi progetti 

Ho già quasi pronto una sorta di manuale di nonconformismo, che utilizza l’alchimia e la magia popolare per descrivere, in realtà, dinamiche assolutamente concrete. L’ho pensato come un incoraggiamento per quegli adolescenti dotati di accesa sensibilità che si sentono diversi dai loro coetanei. Lo terrò nel cassetto a lungo, comunque, siamo già fin troppo intasati di libri. Nascono e muoiono nell’attimo di un respiro. Oltre a ciò, sono a metà strada con la stesura di un saggio musicale, e di un altro saggio che analizza la simbologia che soggiace a una famosa serie televisiva di qualche tempo fa. Detta così sembra una follia, mi rendo conto, ma la mia normalità e non saper scrivere testi normali. Infine, non contento, ho in testa la trama di un romanzo dai tratti grotteschi. Ma forse sarebbe cosa migliore tornare a convogliare le mie energie sulla musica, dato che in questo paese non legge quasi nessuno. …Ho torto, forse? Temo di no. 

colore preferito 

I colori dell’alba, del tramonto e del crepuscolo. Dunque, le tinte fra l’indaco e il blu.

Mare, montagna? 

Montagna, sicuro. Anche se è il mare invernale è Morte, e il mare estivo è Rinascita. Non lo si può del tutto ignorare.  

Piatto preferito 

Cose semplici, da uomo selvatico che dorme in una grotta. Verdure, legumi. Niente ketchup, niente americanate.   

Una fobia 

Non credo di avere fobie. Ho incubi notturni, questi si, ma è un’altra storia. 

Un sogno da realizzare  

Diventare alto, biondo, intelligente. E tornare bambino. Non è detto che quest’ultimo non sia realizzabile.  

Di che segno sei, hobby 

Scorpione, e mi ci riconosco. Con un pizzico di bontà in più, magari.  
Per il resto leggo molto, scrivo, suono, ascolto musica e guardo film, cammino nel bosco, bevo vino e grappa. Qualche volta anche acqua. Niente di tutto ciò è un hobby, però. Per me è tutto importante. Guardare un film è un’esperienza, non un riempitivo, e così leggere un libro o fare altro.  

Raccontati in dieci parole 

Preferirei raccontare i miei scritti. Dovrei scomparire e lasciargli posto.
…E mi rendo conto di aver usato dieci parole. 
  
Un difetto 

Sono piuttosto permaloso. Mancami di rispetto e me lo ricorderò per due anni. 

Un pregio 

Non provo invidia per nessuno. E quando leggo uno scrittore che mi piace, lo contatto e gli scrivo “sei un figo”. 

Cantante preferito  

Bob Dylan, ma il termine cantante per lui è inadatto. E’ un artista in equilibrio tra parole, musica e una voce sempre mutevole. Questo mio libro, Samhain, è pero maggiormente imparentato con Nick Cave, credo. E’ una cosa che ho pensato a posteriori, ma mi convince. 

Preferisci leggere in ebook o cartaceo? 

Leggo solo cartaceo, non so più dove mettere i libri e ne sono felice.  

Cosa avresti fatto se non lo scrittore?

Ogni personalità creativa cerca la strada a sé più congeniale per potersi esprimere. Ho già scritto molte canzoni, dunque per me la scelta sarebbe facile. Tornerei a scriverne con la convinzione di un tempo. 
…E grazie di cuore per l’accoglienza. 

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