Prossimamente: En garde! Assalto al tuo cuore di Gioia de Bonis



Pensavo di avere tutto, invece quattro parole hanno distrutto ogni cosa. 

Un anno dopo le Olimpiadi, Lucio Santi, capitano della squadra di scherma della nazionale italiana, ha solo due cose nella testa: vincere gli Europei e l’ultima frase che ha sentito pronunciare da Andrea. 

Io non sono pronto.

È strano come una frase all’apparenza così semplice, possa spezzare un cuore, eppure è quello che è successo a Lucio. 


Andrea Londella è un uomo vuoto. Ha dovuto lasciare l’amore della sua vita, perché il loro rapporto li avrebbe distrutti entrambi. E lui non avrebbe sopportato di vederlo cadere in rovina per colpa della loro storia, come per giunta gli aveva fatto intendere qualcuno purtroppo presente alla sfuriata di Matilde. 


Due vite. Due uomini le cui esistenze si erano trovate e che ora viaggiano su due binari diversi. Lucio e Andrea avranno un Campionato Europeo per scoprirlo.

Perciò, En Garde! 

E che l’Europeo di scherma abbia inizio!


ESTRATTO 1: Circa duecentottanta giorni fa la mia vita è cambiata. 

Era una vita perfetta, almeno fino a quel momento, cazzo, pensavo fosse così. 

Ero alle Olimpiadi, avrei gareggiato presto ed ero destinato a mettermi al collo una medaglia, ma non solo: ero innamorato perso di un uomo che, in poco tempo, era diventato il mio tutto. 

Ogni cosa era al posto giusto. 

Finché, poi, non lo è più stata. 

E quel Lucio Santi, quel giorno, è morto. 

A ucciderlo è stato Andrea Londella. 


ESTRATTO 2: Perché Andrea bacia come scopa, è intenso, quasi brutale, e quando lo fa, cazzo, ti senti il re del mondo, tanto che lo grideresti come il fottuto Jack dalla sommità del ponte più alto del Titanic.

Le sue labbra depredano. 

La sua lingua mi gusta, come io faccio con la sua. 

E Dio, quanto mi mancava. 

La consapevolezza di questo, e del fatto che, sebbene in questa alcova, Verdini potrebbe tornare e beccarci, mi convince a spingerlo via. 

Andrea barcolla all’indietro, l’erezione visibile sotto i pantaloni eleganti. 

«Io…». 

«No, non accadrà», lo blocco, poi per offenderlo in un modo quasi infantile mi pulisco le labbra con il dorso della mano. «Non lo farai mai più». 


 


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